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Ameen

racconto di Max Sanvitale

foto di Emanuela Amadio

Sono arrivata qui con il favore della notte, in questa terra sconosciuta, vista come fondale nelle foto che mio marito mi mandava, in questi anni di separazione forzata. Purtroppo, non potevamo tentare la sorte uniti, perché gli uomini armati ci hanno detto che non c’era spazio per tutti su quella chiatta stracarica di vita e di speranze per un futuro che non fossero guerra, violenza e fame. E così ho scelto di aspettare, di mandare avanti il mio uomo perché ero certa che ce l’avrebbe fatta. Nel mentre, tramite Western Union, mio marito ci mandava ogni mese un gruzzoletto e io accantonavo. Mi scriveva lettere meravigliose, di una forza che neanche io avrei saputo esprimere. Quell’uomo, fatto di carne e ossa, avrebbe spostato montagne se solo avesse voluto e, a modo suo, lo stava facendo: mese dopo mese, dormendo una manciata di ore ogni notte, con turni di lavoro che farebbero invidia ai supervisori dei campi di sterminio nazisti, è riuscito sia a consentirci di partire, sia a risparmiare per pagare il primo anno di scuola elementare per la nostra piccola Ameen.

E così, abbiamo preso la via del mare, questa volta senza essere esclusi. Il barcone a momenti scoppiava di persone. Tanti come noi, ricordo i loro volti, le loro parole, non sempre comprensibili. Egiziani, siriani, curdi, senegalesi, nigeriani… credo. I bambini e le bambine si aggrappavano con tutte le loro forze ai loro genitori. Gli uomini cercavano di mantenere la calma, rassicurando le donne e i figli. Diverse ragazze prorompevano in lunghi pianti. Avevano paura. Paura di non farcela. Ameen mi guarda, si stringe forte al mio petto, gli occhioni umidi.

È notte, e d’un tratto una sagoma più scura del cielo s’inizia a intravedere all’orizzonte.

Terra, mi dico. “Terra!” urlano dalla punta del barcone. Non ho idea di quanto sia distante la riva, non mi importa. Ci dicono di scendere, di nuotare. Fine corsa. Nuoto, o almeno ci provo. La piccola si stanca presto, perciò alterno un po’ di bracciate al riposo. Ma noi ce la faremo. E saremo di nuovo, insieme con l’uomo che amo, una famiglia.

Per sempre.