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FRIENDS CAP

racconto di OPIEMME

foto di Emanuela Amadio

Quando apro gli occhi scorgo un’impronta, annebbiata, sul muro davanti a me.
Non capisco dove sono. La vista si schiarisce e il salino del mare mi bussa alle narici. E in un attimo ed è ieri sera.
Privlaka, Croazia. Una piccola località turistica a nord di Zara. Amici di vecchia data, oggi sparsi per l’Europa.
Friends cap, e soprattutto amici da Pécs.
Ieri sera: birre, birre e tramonto. Ristorante, pesce e vino bianco. Tanto. Alcool e nicotina, poi spray, stencil, tag e cazzeggio per le stradine e le pinete di questo paesino.
Fino a quell’ultima corsa confusa, sirene, risate, chi di qua, chi di là.
Il muro con l’impronta che ho davanti mi fa pensare a quell’assurdo stupido muro che hanno costruito nel sud del nostro paese.
Mi vergogno, e mentre mi vergogno mi giro a cercare gli altri.
Ci metto un po’ a capire che quell’impronta non è sul muro, che è una delle suole delle mie ciabatte, e che la mia testa, sorretta da polsi intorpiditi, sta fissando la spiaggia e non un muro.
La gravità mi riporta alla realtà. L’alcool corre nelle vene e mi anestetizza.
Gli altri, o quelli rimasti salvi, dormono.
Una sera, solo una sera d’estate, dormiamo sulla spiaggia.
Le mie scarpe rotte sulla spiaggia: mi fanno sempre pensare a chi fugge.
Correre, correre. Venti miglia.