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Ho ballato tutto in questa nottata

racconto di Margherita Adduci

foto di Emanuela Amadio

Ballo notturno, Torricella 1958.

Ho ballato tutto in questa nottata, ho tirato fuori tutti i miei mostri.
Mi ero messa la gonna lunga, e il tuo fiasco di vino mi sorrideva muto, come i tuoi occhi.
Mi hai raggiunto Ernesto volevi baciarmi, volevi zittirmi con un solletico infinito che mi riportasse in vita, perché io sono morta da quando le cartelle hanno dimostrato
che sono pazza.
Tu volevi baciarmi, anche se tutto il paese sa.
Ed allora io sono scappata, non voglio che il tuo nome sia infangato appoggiato al mio.
Ed ho perso la mia scarpa colorata. Io vesto sempre di mille colori, ma sapessi quanto nero ho dentro.
Quando mi spiavi nei vichi, i tuoi occhi verde sporco nostalgia mi entravano dentro
e il mio cuore maldestro si metteva a battere più veloce.
Se fossi come tutte le altre ragazze ti avrei baciato stanotte, ma sono pazza.
Ti prendo i pensieri e ti prendo la pelle, tu mi vorresti vicino.
Che corsa balorda per scappare da te. Io sono pazza, quella volta in sacrestia durante il segno della pace, mi hai dato la mano.
Quanto sono stata felice quella volta.
Ma ora scappo.
Io morirò zitella, le pazze sono destinate a stare sole, a non essere di nessuno ed ad essere di tutti.
Ho perso la mia scarpa colorata, tu potresti raccoglierla e riportarla a casa, magari annusarla, magari tenerla tra le cose da lavoro.
Io sono pazza e canto alle nuvole, ai lupi ed ai miei istinti primordiali, come quello di abbracciarti e spezzare il freddo e spezzare le catene.
Ma scappo nel punto opposto a te. Voglio proteggerti.
Un giorno forse riapparirò nuda di parole vestita solo di buone intenzioni e senza pensare al frastuono del mondo, al mio marchio da folle, al mio carcere mi darò a te, mi svestirò della mia condanna e sarò tua sposa.
Ma ora è presto, ora devo solo scappare e correre dalla parte opposta alla tua.