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racconto di Maurizio Roncon

foto di Emanuela Amadio

La strada, in fondo, è un’ipotesi. Indicazione del destino, cocci colorati in processione, esistenze frammentate sul disegno di cirri stagliati nell’azzurro, dipinti in traiettorie scomposte da rondoni che amano il vento. Il tuo nome sui nodi di tronchi, graffiato in un sogno profumato di vita, ha consolato il peregrinare infinito di ricordi cristallini e solitari e lo trovo qui, ora, sulla sabbia dei giorni, accarezzato di risacca, modellato dal tempo invidioso di te, del tuo mughetto fra la salsedine noiosa, al confine delle onde che tornano a trovarmi rammentandomi tristezza.

Forse è il mondo che scorre sotto a noi, discinti e silenziosi nell’effimero calcar di sentieri.

Itinerario finito che ci riporterà al grembo nel sonno gentile, nel prillar di danze notturne trascinate troppe volte da passi stanchi. Consumato come le sandalette sgualcite di quel giorno al mare, da bambini, quando raccontavi che m’avresti baciato, ed era solo per gioco.